Chi sono


Dopo aver sostenuto tutti gli esami di Storia che prevedeva il corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne al quale ero iscritto presso l’Università di Pavia, abbandono gli studi e inizio a viaggiare. Debutto con alcuni viaggi propedeutici di medio periodo in giro per l’Italia, nel Regno Unito (diverse volte), e qualche capatina in Europa. Completato il mio “apprendistato di viaggiatore” arriva il momento del Grande Viaggio.

Per dieci anni, otto conseguitivi, ogni anno per un mese, giorno più giorno meno, in base al denaro che riuscivo a raggranellare prima di partire, e per l’acquisto del biglietto aereo A/R, (non c’è viaggio se non c’è ritorno), e per poter e sopravvivere durante il soggiorno, attraversavo gli Stati Uniti d’America da est a ovest, da ovest a est, da nord a sud, da sud a nord.

Ho sempre scelto di viaggiare da solo, non per spocchia, ma per un semplice motivo: non limitare la mia curiosità (quintessenza della vita) adeguandomi ai desideri altrui. Unica compagna, una Rand McNally Road Atlas, propellente per la fantasia, utilizzata fino alla consunzione: prima con la fantasia, poi con l’immaginazione, successivamente per imbastire il viaggio, infine fedele amica di tanti viaggi.

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Giunto negli Stati Uniti (ogni volta in un aeroporto diverso) per attraversarli alternavo ogni anno, il Greyhound, (il mitico Running Dog, unici veri re della strada – acquistando un abbonamento mensile in Italia, con ciò mi permetteva le chiacchiere, il primo step dei saperi), con un’Automobile (che noleggiavo prenotando dall’Italia per un mese, permettendomi un più ampio raggio d’azione e assaporare le blacktop, il manto nero dell’asfalto, anima della cultura americana). In tutti i viaggi non mi sono mai servito del treno (grave errore!!!), e non ho mai fatto un volo interno (per scelta).

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Ogni viaggio aveva una strutturato circolare, in modo tale che non c’era un andata e un ritorno; non c’era una “destinazione” ben precisa, la meta era tutta La Strada.

Benché “La Strada” era stato delineata, nei mesi precedenti, fin nei minimi particolari, nessuno mi proibiva di fare digressioni dovute a informazioni (le chiacchiere) apprese durante il viaggio, e l’approfittare degli imprevisti, il sale di ogni viaggio.

Per quanto riguarda il pernottamento quando mi spostavo in Greyhound, alloggiavo nei YMCA, invece quando utilizzavo un’Automobile albergavo nei Motel lungo le HighWay.

Per ciò che concerne il cibo, ero negli Stati Uniti quindi: per la colazione (Breakfast) in una caffetteria, adiacente ai motel o all’interno dello YMCA, per il pranzo (Lunch) andavo presso le catene di fast food, presenti a profusione, per la cena (Dinner) un ristorante tipico americano ad un prezzo consono alle mie finanze; in fin dei conti non avevo bisogno di molto ero sazio del mio “Viaggio”.

Tornato in Italia, iniziavo l’analisi e la sintesi del “bottino” del viaggio: appunti, fotografie, acquisto di libri di storia locale (quando il mio budget me lo permetteva), dépliant, brochure, mappe delle Città visitate e degli Stati attraversati, e praticamente tutto quello che era gratis, e cosa importante le “Madeleine de Proust”, e contemporaneamente continuavo il viaggio vagolando tra gli scaffali della mia libreria per elaborare il prossimo.

Tessere dopo tessera come un puzzle, completato il mio Grand Tour, partecipo ad un corso di un anno di Fashion Photography presso IED di Milano. Ma questo è un altro bel viaggio.

Costanza, Determinazione e Disciplina.

La Formula Magica che ti permette di trasformare il sogno in progetto.

Dopo anni di lotta scopriamo che non siamo noi a fare il viaggio; è il viaggio che “fa” noi. Guide, orari, prenotazioni, inevitabili e rigidi, vanno diritti a naufragare contro la personalità del viaggio. Solo quando abbia riconosciuto tutto questo, il vagabondo “in vitro” può abbandonarsi e accettare la realtà. Soltanto allora cadono le frustrazioni. In questo, un viaggio è come un matrimonio. La maniera sicura per sbagliare è credere di tenerlo sotto controllo. Ora mi sento meglio, perché l’ho detto, anche se lo capiranno solo quelli che lo han provato.

John Steinbeck.

Viaggi con Charley. Alla ricerca dell’America.

Bompiani, 2017, p.20.


La vita è un insieme di tante sensazioni che aspettano di uscire allo scoperto in modo tale che possiamo dimostrare quello che siamo.

Ognuno sceglie, per un motivo misterioso, una ben precisa strada: la mia è la FOTOGRAFIA


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